Food

Tiramisù senza zucchero.

Tiramisù senza zucchero? Una voglia irresistibile.

Una delle prime cose a cui ho pensato quando mi diagnosticarono il diabete fu “ecco, addio dolci!”. Per me fu una notizia terribile, uno pugno nello stomaco. Mi continuavo a chiedere come avrei potuto condurre una esistenza senza mangiare dolci, come avrei potuto resistere? La pasticceria sotto casa, il gelataio, il panettiere, la cornetteria, i bar, i ristoranti, continuavano a manifestarsi ad ogni passo che facevo nella mia città. Nascondevo ai miei occhi tutte quelle bontà, che di colpo cominciarono a minacciarmi, come non mi era mai accaduto prima. Come se avessero una voce, una bocca con la quale mi invocavano dicendomi “comprami, mangiami.” Nel tempo ho imparato a regolare e a convivere con il diabete perché in realtà, ogni tanto, uno strappo alla regola si può fare facendo qualche unità in più di insulina, se poi riduciamo l’apporto glicemico eliminando lo zucchero semplice le cose andranno ancora meglio. Di dolcificanti naturali che non variano gusto in cottura c’è ne sono pochi e sono difficili da reperire, così ho provato la stevia, che a freddo si sposa benissimo e si possono fare degli ottimi dolci. Uno dei miei primi esperimenti senza zucchero è stato il tiramisù che per renderlo più leggero, invece del mascarpone, ho usato il Philadelphia, la ricotta e biscotti integrali. Il risultato è stato un dolce appetitoso senza troppi carboidrati, ottima anche la sua versione alle fragole e frutti di bosco adatta al periodo estivo.   Biscotti integrali Philadelphia Ricotta Stevia Caffè Uova Cacao amaro Prendo le uova e divido i tuorli dagli albumi, poi monto gli albumi a neve. I tuorli li sbatto con un po’ di stevia in gocce (l’apporto dolcificante della stevia è più alto dello zucchero, per una goccia di stevia si dolcifica quanto un cucchiaio di zucchero) ci aggiungo il Philadelphia e la ricotta (per una crema più golosa posso aggiungere qualche scaglie di cioccolato extra fondente). Immergo i biscotti integrali nel caffè e creo il primo strato del mio tiramisù, copro con la crema e faccio un secondo strato e infine finisco con il cacao amaro. Et voilà, bon appétit à tout le monde!

Cup Cakes.

Quando una storia dolce diventa una dolce storia.

Mi chiamo Daniela, sono una donna, sono la moglie di Giancarlo, e sono la madre di Giada, la mia bambina di otto mesi. Sono nata a Vimercate, una piccola provincia tra Monza e Brianza, da madre napoletana e padre sardo. In qualche modo sono figlia di una immigrazione interna. La mia più grande passione è sempre stata la cucina, sin da piccola adoravo sbirciare tra le ricette napoletane di mia madre, la quale preparava le passate di pomodoro facendo attenzione ad ogni ingrediente. Amavo seguirla passo dopo passo nelle sue creazioni culinarie, le attese fatte di ore per ottenere la miglior passata. Le conserve di mia madre duravano per tutto l’inverno, erano delizia per il palato di parenti ed amici, per non parlare di altri piatti come la pasta e fagioli, o’ casatiell, la pastiera e tutta la vasta gamma dei meravigliosi piatti partenopei e non. Poi c’è la cucina sarda di mio padre, che è tutto un altro mondo meraviglioso. Diciamocelo che per noi italiani la cucina rappresenta la vita, il pensiero, è arte, e in questo forse non abbiamo rivali. Fino a qui la mia storia potrebbe essere la descrizione di una vita come quella di tante ragazze, tuttavia non è di passate di pomodoro e di pasta che vi voglio parlare, almeno per ora. Quattro anni fa, rientrando da una bellissima vacanza a Sharm el-Sheik, mi sono sentita poco bene. I sintomi che avevo erano una perpetua stanchezza, avevo molta sete, andavo spessissimo al bagno, ma soprattutto in pochissime settimane persi molti chili. Preoccupata ne parlai con mio padre il quale mi invitò a provare la glicemia, mi recai in ospedale dove mi venne diagnosticato il diabete di tipo 1, di cui non ne sapevo assolutamente nulla. Dopo una settimana di cure mediche in ospedale feci ritorno a casa accompagnata da una serie di fogli scritti dai dottori che mi prescrivevano la cura e il percorso da fare: siringhe, insulina, e dieta. Fu un periodo terribile, mi sentivo svuotata. Inerme, non mi capacitavo che la mia vita sarebbe mutata da quel momento in poi in maniera definitiva. Eppure, me lo ripetevano i miei cari che ce l’avrei fatta, che ero forte, e che presto mi sarei abituata alla mia nuova vita. Iniziai così lentamente ad imparare i composti degli alimenti, a preparare pasti equilibrati contando i carboidrati ed eliminando gli zuccheri semplici, oltre ad accogliere, comprendere ed intervenire alle ipo (mancanza di zucchero nel sangue) e alle iper (eccesso di zuccheri nel sangue). Lentamente scoprii un mondo che ignoravo sino a quattro anni fa, ma le cose si complicarono nuovamente quando nel 2016 scoprii di essere incinta della mia piccola Giada. Una gravidanza, per una donna nelle mie condizioni, si palesava un tragitto arduo ma non avevo assolutamente voglia di mollare e di non portare a termine quella che sarebbe stata l’esperienza più bella della mia vita. Solo oggi, dopo un lungo periodo in cui mi sono dedicata a fare la mamma, ho deciso di prendere carta e penna e raccontare la mia storia, ma soprattutto a testimoniare che si può condurre una vita fatta di piaceri per il palato nonostante la malattia. Inizio così a scrivere su questo blog il mio diario di bordo per i malati di diabete, dove i racconti e le ricette si mischiano amalgamandosi, e spaziando nella creatività intrinseca in chi non si arrende alla monotonia dei gusti semplici, cerca di indicare un percorso nuovo nel mondo della cucina.