Il filosofo Onfray: “La sinistra è diventata l’alleato più attivo del capitalismo contemporaneo”

Michel Onfray, post-anarchico, anticomunista, antiliberale, anticapitalista, attivo nell’area della sinistra alternativa, è uno dei filosofi europei più discussi. Per alcuni è un sovranista, per altri un libertario puro. Dalle sue posizioni iniziali di netto rifiuto del cristianesimo, rilettura della filosofia in chiave materialista, si è mosso verso l’accettazione di un cristianesimo “culturale”. Ha dedicato riflessioni al tema della sensualità, come preminenza dei sensi. Mentre lo intervistiamo cita Diderot: “davanti a me, c’è un solo senso, il tatto, variamente modificato: si tocca con gli occhi, il naso, la bocca, le orecchie, la pelle. È una variazione sul tema materialista presentato da Democrito”. E contesta duramente la sessualità “virtuale”: “La civiltà verso cui stiamo andando è transumanista. I suoi fautori lavorano sulla denaturazione dei corpi”. Politicamente, forse, rimane un àpota. Ma con idee molto chiare, magari discutibili, ma coerenti, su molti temi che ci toccano da vicino.

Da un lato le cosiddette élites, che credono nel rafforzamento delle istituzioni sovranazionali, nell’europeismo, nella “società aperta”. Dall’altro i ‘sovranisti’ che vagheggiano un senso forte dell’identità. Alle ali estreme degli schieramenti da una parte c’è chi vuole distruggere i monumenti. E, dall’altra chi crede che il Covid sia espressione del complotto pluto giudaico massonico. Che ne pensa?
Bella sintesi dei nostri tempi. Con una precisazione: il “wokismo” è ciò che resta del marxismo dopo la sua esperienza sovietica, sessantottina e mitterrandista. È una sinistra presa in prestito dai campus americani.

Pensa che la sinistra si stia occupando più di “suscettibilità” che di questioni sostanziali, dunque?
La sinistra ha cessato di essere sociale per diventare “la società”. Si preoccupa meno dei poveri, dei piccoli, dei miserabili nel senso di Hugo, e si concentra sulle minoranze, che impongono la loro legge alla maggioranza, questa è la definizione stessa di dittatura.

È sicuro?
In passato Hugo protestò contro il sistema che costringeva i poveri, come Fantine, a vendere i propri capelli e i denti per le parrucche e le dentiere ai ricchi. Oggi, alcuni che si dicono di sinistra, giustificano che Fantine possa affittare il suo utero per i figli che i ricchi comprano da loro. La mia sinistra è agli antipodi rispetto all’ideologia di questi nuovi mercanti di schiavi.

Allora cosa dovrebbe significare essere davvero di sinistra oggi?
Essere dalla parte di Fantine! La sinistra sociale che, negli anni ’90, ha eletto un popolo sostitutivo per sostituire quello che ho definito come il “popolo della vecchia scuola”, con neofemministe, LGBTQ+, arabo-musulmani, immigrati, giovani, ambientalisti settari, è la strada migliore del capitalismo planetario. A favore di lotte di nicchia presentate come civilizzazione: il riscaldamento globale antropogenico, la possibilità di cambiare sesso dalle elementari, la religione migratoria. In questo periodo, possiamo sfruttare i più deboli, i più modesti, i più diseredati, i “miserabili” di Victor Hugo. L’albero della società nasconde la foresta della questione sociale. La sinistra dovrebbe riguadagnare i suoi fondamenti antiliberali perché è diventata l’alleato più attivo del capitalismo contemporaneo, il suo utile idiota.

E a proposito di donne. la madre del Manifesto di Ventotene, Ursula Hirschmann, sosteneva che l’unificazione politica può essere una tappa esemplare per le donne. Chi è, secondo lei, la prossima Angela Merkel?
Non ci vedo nulla in Angela Merkel che sia veramente femminile o che faccia onore alla causa delle donne. Per rispondere alla sua domanda: la prossima Angela Merkel si chiama Olaf Scholz, d’altronde con lo slogan femminista e demagogico “Er kann Kanzlerin” ha vinto la campagna elettorale in Germania.

Oggi, secondo alcuni intellettuali, viviamo nell’epoca del tecno-populismo. Finita la politica, insomma, restano i tecnici (in Italia abbiamo Draghi, in Francia Macron) ma sottratti alla dialettica democratica. Cosa ne pensa?
Viviamo sotto un regime di neo-totalitarismo maastrichtiano, e ho raccontato tutto questo in “Teoria della dittatura”, da una lettura dei testi politici di Orwell. L’ideologia maastrichtiana è quella del sansimonismo che vuole escludere i popoli, quello che io chiamo populicidio, riattivando un concetto di Gracchus Babeuf, in nome di un governo di tecnici decretato come governo degli unici competenti. Questa ideologia maastrichtiana chiama populista qualsiasi resistenza che ci ricordi la democrazia. Ha un pool di intellettuali – in Francia Bernard-Henri Lévy, Jacques Attali, Alain Minc e altri -, che lavorano per lei.

Ideologia Maastrichtiana, dice. Parliamo di Europa. Sappiamo che è un concetto instabile. L’Europa è attraversata da almeno tre filoni culturali, spesso in conflitto o difficilmente declinabili in una sintesi comune: quello latino, quello germanico e quello slavo. Cosa pensa a riguardo?
L’unità di questa Europa si deve al collante giudaico-cristiano. La Francia, l’Italia, la Spagna cattolica, i paesi del nord protestanti, la Russia e altri paesi dell’Europa centrale ortodossi hanno hanno questo in comune. Ma il progetto europeo è vario e multiplo: Napoleone e Hitler volevano l’Europa. L’estrema destra, quella vera, voleva un’Europa cristiana antibolscevica. La Cia vuole la stessa Europa dei maastrichtiani, di destra e di sinistra, che attualmente sono al potere, Macron compreso.

Lei ha dichiarato “Eric Zemmour è un intellettuale in politica. Quando vuoi essere Presidente della Repubblica, non hai più gli stessi doveri di quando sei un intellettuale dietro un microfono”. Come lo giudica?
Zemmour riattiva la mitologia platonica del filosofo re, e io non credo a questa favola. Tutti coloro che sono stati intellettuali in politica o hanno avuto successo è perché hanno abbandonato l’intellettuale che era in loro, o hanno fallito perché hanno abbandonato il politico. Marco Aurelio era un grande filosofo, ma l’imperatore che era in lui non era molto Marco-Aureliano. Lenin era un re filosofo che si trovò presto a suo agio nel mantello del re, dimenticando il filosofo. L’etica della convinzione è dalla parte del filosofo, l’etica della responsabilità dalla parte del principe. Eric Zemmour che è un intellettuale in politica diventa sempre meno intellettuale e sempre più politico. Questo può essere il prezzo da pagare per esistere politicamente, ma, sicuramente, è il prezzo da pagare per smettere di essere un intellettuale.

È nozione comune che lei si definisca “ateo cristiano”. Che vuol dire?
Sono un ateo, chiaramente. E non soffro di pignolerie concettuali, vale a dire che per me Dio non esiste e le religioni sono finzioni, ma vivo in una civiltà di stampo giudaico-cristiano. Tuttavia, non pretendo di dire che sono sfuggito a questa “formattazione”. Se non altro perché la mia etica, la mia morale, i miei valori provengono dal mondo greco-romano, assorbito dal mondo giudaico-cristiano. E che anche la mia emancipazione da questa civiltà è il prodotto stesso della de-composizione di questa forma di vita.

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