La sinistra del Monk

La candidata alla guida del Pd Elly Schlein ha sciolto le riserve al Monk di Roma, quartiere Portonaccio. Come a dire che con lei il Pd esce dalla Ztl e si avventura in periferia, purché la periferia si allontani un po’.

La she/her/their Elly Schlein, senza tessera del PD, si è finalmente candidata alla guida del Pd. Forse non farà piacere a qualche bravo amministratore locale tesserato che, religiosamente, ha versato i suoi sette/ottomila euro nelle casse del Partito ogni anno, ma pare serva anche lì il Papa che viene da lontano. Schlein ha sciolto le sue riserve al Monk di Roma, quartiere Portonaccio. Come a dire che, con lei, il Pd esce dalla Ztl e si avventura in periferia. È una buona notizia, certo, per quanto quella del Monk sia una periferia ben gentrificata, una replica di quella comfort zone che, per la gente che piace, a Roma si incarnò nella trasformazione del Pigneto. E, infatti, al Monk non si mangia pasta al burro, ma, stando al Menu, “spaghetti artigianali al burro di bufala campana con parmigiano 36 mesi e pepe di Sichuan”. Non ci vado da anni, ma il ristorante deve essere fantastico. Il Monk si presta dunque alla narrazione del “nuovo” Pd: andare in periferia purché la periferia si sposti un pochino più in là… e non ci si mischi mai con quelli che mangiano la pasta in offerta col burro del discount.

Comunque, è da lì, dal Monk, che Schlein ha tracciato la sua rotta per la nuova sinistra, tuonando innanzitutto contro il (neo)liberismo.

Mi resta difficile comprendere dove la Schlein abbia visto la deriva neoliberista in Italia, considerando che oltre un quarto del valore complessivo espresso in Piazza Affari è coperto da aziende pubbliche (escludendo da questo calcolo le municipalizzate!). Ma questa è la parola d’ordine, questo è il nemico. Nel marketing politico, del resto, il neoliberismo sta alla sinistra come i migranti stanno alla destra: quando non sai che pesci prendere, se sei di sinistra te la prendi col neoliberismo, se sei di destra te la prendi coi migranti. Ed è un peccato, perché sia da una parte sia dall’altra, tutto fai pur di non cominciare a comprendere la realtà per quello che è davvero e, magari, cominciare a proporre soluzioni imperfette e sostenibili, come del resto sono e saranno sempre tutte le soluzioni umane ai problemi umani.

E siccome il problema della redistribuzione della ricchezza è un problema serio, qualcosa che conoscono bene soprattutto quelli che mangiano la pasta in offerta col burro del discount, ecco che alle idee fondanti del nuovo Pd, per come dovrebbe essere secondo Schlein, si aggiunge anche la “redistribuzione dei saperi”, che non vuol dire niente, ma riempie la bocca.

Alla fin fine, il punto è sempre quello ben noto a chiunque si sia occupato di impresa a qualunque livello: il marketing è indispensabile, ma ci vuole il prodotto. Se non hai il prodotto, il marketing non serve a niente. Schlein aprì infatti la strada verso la sua candidatura già durante la campagna elettorale delle politiche, quando rispose a Giorgia Meloni con la nota parodia: “Sono una donna, non sono una madre. Ma non per questo sono meno donna“.

Vista da fuori, Schlein appare dunque come l’anti-Meloni studiata a tavolino. Il problema è che non si capisce cosa sarebbe in sé, chi rappresenterebbe insomma (a parte quelli che mangiano la pasta artigianale al burro di bufala campana) se non ci fosse la Meloni a farle da specchio. In fondo, dispiace che il Pd non abbia imparato niente dall’esperienza fallimentare dell’antiberlusconismo, che non abbia ancora capito che, prima di essere contro qualcuno, bisognerebbe essere per qualcosa. Ma cosa sia questo qualcosa resta ancora avvolto nella nebbia più fitta.

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